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Voci di Nazareth |
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ALL'INIZIO DELLA MIA VITA C'E' DIO
IL
NULLA è il tema fondamentale da cui incomincia l’esperienza umana: l’essere o il non essere, il tema della gratuità o casualità o fatalità della mia vita.
Sono
pensieri questi che di solito non si avvertono perché siamo impegnati con
le cose, col fare, non abbiamo tempo di porci dei grossi quesiti, ma
effettivamente questo è il pensiero primo con cui comincia la vita umana
in noi. Io
sono incominciato dal nulla, prima di me c’era il nulla, infatti non
c’ero prima, prima del tal giorno non c’ero ed ho cominciato ad
esserci uscendo dal nulla. E
quando noi pensiamo a qualcuno che non c’è più ce ne accorgiamo; la
morte è il segno del nulla e lo si sperimenta forte quando magari avevi
la mamma e poi non ce l’hai più, entri in casa, chiami e non c’è più
e così il padre o il fratello o la sorella. Il
nulla è il mio confinante. Il
primo dato elementare dell’esperienza umana è questo: non c’eravamo e
poi ci siamo, ci siamo e poi non ci saremo: il fatto del nascere e del
morire su cui noi non abbiamo tempo di riflettere; ce ne accorgiamo, se ce
ne accorgiamo, siamo nati senza accorgercene, molti muoiono senza
accorgersene.
Allora
sta di fatto che io ci sono mentre prima non c’ero, ci sono e scomparirò. A me importa moltissimo che voi abbiate il coraggio di arrivare giù, in fondo, alle fondazioni, per chiedere a voi stessi: “Signore, come mai ci sono anziché non esserci? Perché ci sono? Non c’ero, ci sono, non ci sarò; perché, Signore? Ci
sono: è un fatto prodigioso; non è mica stato necessario che io ci
fossi, figlioli cari, potevo non esserci. Come mai ci sono? Perché
ci sono e non ci sarò? Perché questo mio essere è comparso al mondo, se
devo starci un po’ e poi scomparire? Quanta gente del secolo scorso non
c’è più; cosa c’è stata a fare? Nel prossimo secolo cosa importerà
se il tal dei tali c’è stato? Saranno scomparse anche le lapidi, perché
un po’ ce le lasciano, ma dopo le buttano via. Fra
100, 200 anni le nostre lapidi non conteranno più niente. Costui
chi era? Mah!
Questo
è collocarsi in una posizione genuina tipicamente umana: un’isola tra
il nulla, un nulla prima, un nulla dopo, un’isola emergente chissà da
dove, un’isola che è emersa, ma che sarà sommersa. Donde
allora l’interrogativo fortissimo: perché ci sono? Cosa ci sto a fare?
Come posso salvarmi dal nulla?
L’interrogativo
è tremendo; molti lo sciolgono evitandolo e contentandosi di vivacchiare. Voi
tutti capite che se quest’isola è emersa dal nulla e sarà sommersa dal
nulla, se in altre parole io sono un orfano abbandonato,
se io penso che il nulla mi si spalanca davanti e che io sono
abbandonato alle forze della natura, alla forza della materia che dentro di me
adesso si svolge benino perché sto bene, ma il giorno in cui comincia a
logorarsi, come avviene alle macchine, come succede al vestito che più lo
si usa più diventa liso, cosa sarà di me? Finirò
fatalmente nel niente.
Se
dunque credo che sono vittima di forze che giocano dentro di me, che io
non ho inventato, a cui sono abbandonato, è chiaro allora che la vita è
solo un viaggio sconfortante verso una determinazione priva di
significato. “Sono
- diceva uno scrittore francese in un recente romanzo - sulla nave che è
destinata all’affondamento”. E’ tutto lì. E aggiunge ad un certo
momento: “Vivo presso il mio nemico”, che è il corpo, perché fra
poco ci sarà un piede che non funziona, comincia la necrosi e quel piede
lì mi farà morire. Siamo
dunque abbandonati al gioco, alla fatalità, all’evoluzione capricciosa
di queste forze che portiamo addosso, come il nostro corpo, oppure delle
forze che ci stanno attorno? Ecco,
questo è il grande rischio. Oppure
siamo lasciati a forze magiche fuori di noi, che dispongono di noi, irriconoscibili, sulle quali è inutile fare ricerche perché sono più
potenti di noi, come quando noi passiamo e calpestiamo una formica
ed è tutto finito? Come per
tante formiche è così per noi, su cui si scatenano forze primordiali
magiche, che fan di noi quel che vogliono, e noi siamo lì alla mercé? Ed
ecco allora che abbiamo trovato queste dimensioni, abbiamo scoperto questi
problemi che intaccano l’essere tutto, tutta intera la vita. Quando
uno si è posto questo problema comincia a mettersi alla scuola del
Signore.
Il
Signore è venuto per darci la risposta, non è venuto per dirci: siate
bravi, non siate cattivi, fate il bene, non fate il male; non è venuto
per portare un’etica, per renderci dei galantuomini o per rendere la
nostra vita sopportabile. Il
Signore è venuto prima di tutto come maestro, come luce, proprio per
rispondere a questi quesiti terribili, messi dentro la nostra natura. Il
suo primo compito è di spiegare; Lui che creò venne a spiegare quello
che fece, venne a svelare i piani con cui fece e poi a dare una mano a
costruire il progetto insieme a noi. La sua risposta è questa: “In principio Dio creò il cielo e la terra”. Qui, figlioli, non vi dirò niente di nuovo. Chi ci ha creato? CI
HA CREATI DIO Sono
in queste parole le più alte verità, la vera salvezza.
La
parola della Bibbia incomincia "In principio"; è fatta per chi
si interroga sul principio, per
chi è riuscito a venir fuori
dall'ingranaggio e a chiedersi: “Ci sono ma scomparirò, non c’ero, cosa ci sto a fare?”. Questa parola è la vera luce
e risponde a tutti gli enigmi, fa scomparire di colpo tutte le incertezze,
gli incubi e le paure. In
principio non c’era il nulla, prima di me, presso di me, attiguo a me,
al capolinea della mia esistenza, alla mia partenza, alla mia sorgente non
c’era il nulla: c’era Dio. Uno
c’era, un essere c’era, un IO c’era, un io che noi chiamiamo Dio,
che è l’origine di tutte le cose, è il pensiero che ha concepito tutte
le cose, la presenza che ha dato l’esistenza a tutte le cose,
l’Assoluto che non dipende dalle cose, ma le cose dipendono da Lui,
l’Eterno che il tempo non misura e non consuma; ma è sorgente
inesauribile sempre fresca, il permanente, colui che dà consistenza a
tutte le cose. La
Bibbia vuol dire anche così: guarda che Colui che ha fatto tutte le cose
ha fatto te e se vedi che le cose, le stelle, sono tanto ordinate, sappi
che Colui che ha fatto tante meraviglie ha fatto te; e se le cose le ha
fatte con infinita intelligenza, alla tua origine c’è un essere
intelligente che sapeva quel che faceva. Non
ha fatto per necessità, per violenza,
così per caso, non
gli sei sfuggito per caso, ma ti ha fatto pensando, volendo, cercando,
progettando. Vediamo
di graduare i pensieri. Dicevamo: presso di me, alla mia origine, prima
che io fossi, vicino a me c'era il Creatore del cielo e della terra. Dunque
il Creatore del cielo e della terra è
presso di me; quindi, se ci sono, la colpa è sua e soltanto sua;
il che significa che questi occhi sono stati inventati da Lui, se
esistono, vicino ai miei occhi c’è Lui, presso la mia carne c’è Lui,
presso la mia persona c’è Lui, la sorgente me la porto sempre dietro,
la porto sempre con me. Allora
aggiungerò:
SONO DOVUTO
a
qualcuno, sono dovuto
all’Onnipotente, all’Onnisciente, alla sorgente; io sono dovuto a Lui,
non al caso, perché allora sarei dovuto a nessuno.
Dunque
c’è un preesistente a me presso di me; se io son dovuto vuol dire,
figlioli, che quello che ho ricevuto è suo, è dono quel che ho e quel
che sono, e porto dentro di me la marca di fabbrica. Ho
ricevuto un pacchetto con dentro un biglietto e ci sta scritto: a Maria, a
Maurizio, a Gabriella, ecc. ecc. con la firma: il Creatore del cielo e
della terra, Colui che è, il solo che è, mentre tutte le altre cose
divengono, la sorgente di tutti gli esseri, l’essere infinito che è la
pienezza dell’essere. Il
senso religioso incomincia qui: col senso del dovuto; mi sveglio al
mattino e dico: “Mio Dio, vi adoro e vi ringrazio di avermi creato”. Cos’è
ringraziare se non essere dovuto? Io ringrazio Colui al quale sono dovuto. Quando
ti presenti davanti al Signore a pregare, tu ti presenti a Colui al quale
sei dovuto; una confidenza
radicale, originale dovrai sempre avere, sapendo che sei dovuto tutto
intero. Tra
me e Lui c’è un rapporto radicale, ineliminabile perché sarò sempre
dovuto, anche quando dovessi andare all’inferno, sarò sempre dovuto. Purtroppo
questo è il senso che va scomparendo nella filosofia moderna e
nell’atteggiamento anche teologico perché si cerca di dare sempre tanta
importanza alla decisione
dell’uomo, meno invece a quello che è stato deciso dell’uomo; a
quello che io devo decidere piuttosto che al fatto che io sono stato
deciso; a quello che devo volere più che a quello che fu voluto per me.
Io
fui voluto, io fui deciso senza essere interrogato, senza che ci mettessi
nulla, senza che avessi fatto niente, prima ancora che avessi fatto
qualcosa di bene o di male. Fui
scelto, fui deciso con un consiglio, con una elezione immotivata per me,
nella quale io non sono entrato, nella quale non ho dato nessun parere,
non mi fu chiesto parere per nulla, né fu chiesto parere per nessuno,
neppure mia madre e mio padre furono convocati per sentire il loro parere. Sono
per un parere unico esclusivo, per una invenzione unica esclusiva sua,
alla radice di me c’è soltanto Lui, a farmi fare il passaggio dal nulla
all’essere c’è soltanto Lui. Presso la mia sorgente non c’è il
nulla, c'è il Tutto.
L'AMORE
DI DIO incomincia
qui, figlioli cari, s’accende l’amore di Dio quando uno comincia a
rendersi conto di questa grande verità radicale.
Mio
Signore, quanta importanza do alle creature al punto che, se uno mi fa un
favore, se sento dire che il tale ha parlato bene di me, mi entra subito
in simpatia. Questo
essere infinito ha fatto tutto prima che gli altri mi conoscessero, fu il
primo a conoscermi e gli altri mi conoscono perché Lui mi conobbe; se Lui
non mi avesse conosciuto, gli altri non mi conoscerebbero, non saprebbero
nulla di me, a Lui solo totalmente son dovuto. Ebbene,
a quello a cui siamo dovuti totalmente, in genere diamo il meno di
pensieri e di sentimenti, ci inteneriamo per una caramella e non ci
inteneriamo per il dono della vita. Figlioli
cari, che meraviglia se fossimo stati presenti all'attimo in cui fummo
pensati, in cui nell'intimo della Trinità fu deciso che noi saremmo
venuti al mondo alla tale ora, al tal giorno, che saremmo venuti così,
con questo dono qui, pur con la consapevolezza delle nostre miserie, dei
nostri peccati, delle nostre imperfezioni, delle nostre ingratitudini
anche. Se
fossimo stati presenti chissà cosa avremmo esclamato, chissà cosa
avremmo gridato a Dio di riconoscenza. La
meditazione è il momento in cui una creatura risale il corso del suo
piccolo torrente, risale alla sua sorgente, si va a specchiare ai suoi
inizi e si scopre con l’occhio innocente e pulito proprio degli inizi. Si
vede nascere ed emergere dal nulla, come il giorno in cui emergemmo dal
seno di nostra madre, e nostro padre ci prese in mano e fece chissà
quanta festa.
RICEVERSI dalle mani di Dio.
Fatela questa esperienza, di ricevervi dalle mani di Dio, di risalire là nel tempo, nell’intimo di Dio, di vedervi decidere, di sentir pronunciato il vostro nome per la prima volta e di sentirvi dire: “Ti voglio, eccoti la vita”. “Ma, Signore, cosa stai facendo, ma non sai che razza di...”
“Ti voglio, ti voglio ad ogni costo, mi sei necessario”. Certo
che se potessimo entrare nella mente di Dio, sapere la sua maestà, la sua
onnipotenza, la sua libertà e sentire che il Signore impiega tutto se
stesso per questo povero torrentello che sono io, non cesseremmo di
ringraziarlo. Il
fatto di esistere non è un fatto normale; noi ci svegliamo al mattino e
per noi è una cosa normale che si alzi il sole e mi alzo io, ma non è
una cosa normale, continua lo stupore della nascita, continua il miracolo
di essere usciti dal nulla.
Tu
continui a nascere, tanto è vero che un giorno te ne accorgerai che ti si
svuoterà il sacco e cascherai giù.
Ripeto:
non è un fatto ordinario, è sempre fatto eccezionale, fatto nuovo, è
sempre prodigio, è sempre creazione, è sempre invenzione, quindi c’è
sempre l’intervento di Dio presso di te, al tuo svegliarti ed anche al
tuo camminare; presso di te c’è sempre questo Onnipotente che ti chiama
per nome, che ti da sempre consistenza e che continua ad alimentare il tuo
torrente: se la sorgente si chiudesse il torrente andrebbe in secca
subito. Ogni
attimo di vita è sempre un miracolo, è sempre un contatto immediato tra
il Creatore e la creatura; allora se tu sei è perché Lui è presso di
te, immediatamente presso di te. Sentite
queste pagine della Sapienza: (cap.11,24) “Poiché tu ami tutti gli
esseri e non detesti nulla di quanto hai fatto: certo se tu odiassi
qualche cosa, non l’avresti formata. E poi come potrebbe durare qualche
cosa, se tu non volessi? O conservarsi ciò che non è chiamato da te? Ma
tu risparmi tutte le cose perché sono tue, o Signore, amico della
vita”. Nei
momenti di pessimismo dì a te stesso: “Poiché ami tutti gli esseri e
non detesti nulla di quanto hai fatto”. Il Signore non ci detesta mai, il nostro essere gli è sempre caro, figlioli, perché ci ha fatto Lui. “Certo se tu odiassi qualche cosa non l’avresti formata”. “Ma allora, se mi hai formato, Signore, è perché
ti sono caro”. Allora,
ecco la grande cosa, il passo ulteriore. Abbiamo detto: sono dovuto, il passo ulteriore è questo:
SONO
UN PROGETTO DI LUI Che
significa? Significa che sono sottratto alla magia, alle forze inconscie,
che la mia vita non è affidata al caso, significa che attorno a me e per
me e su di me furono fatti dei pensieri, significa che io sono un’idea,
un pensiero di Dio.
Dunque
non appena la potenza di Dio è presso di me, ma il suo pensiero. Pensateci
su, rifletteteci su un momentino e dite: Ma Signore, è proprio vero che
prima di farmi tu hai fatto dei calcoli, hai fatto dei conti, hai
previsto, hai soppesato e mi hai collocato in un momento particolare della
storia, in una famiglia, in una situazione perché io ricevessi questo? Quali
sono i fini precisi non lo so, ma so che mi hai collocato, che hai
studiato la mia collocazione, Signore. Hai
studiato la fase nella quale io sarei stato coltivato, poi hai pensato,
Signore, il trapianto, la mia collocazione, la mia destinazione; la mia
collocazione per ricevere e poi la mia destinazione per dare, le persone
da cui dovevo ricevere e le persone a cui avrei dovuto dare. Hai
pensato, Signore, anche le grazie da concedermi, quelle che mi sarebbero
state necessarie al momento opportuno, ti se fatto, in una parola, un
piano perché la mia vita riuscisse necessaria alla tua Chiesa, ai tuoi
progetti, al progetto della tua Chiesa, al progetto della salvezza del
mondo. Tu
mi hai pensato non appena per salvarmi, ma per rendermi salvatore, non
appena per essere un vaso di fiori da annaffiare perché splendano, ma per
essere io stesso torrente irriguo che salva altri. Ma,
se è così, allora il Signore ha avuto delle attese, il Signore ha
sperato su di me, chissà che cosa si sarà aspettato da me il Signore,
certo che ha fatto delle speranze su di me, delle attese. Vedremo
poi che il progetto dell’incarnazione, la passione e la morte del
Figlio, l’istituzione della Chiesa, i Sacramenti sono tutto in funzione
di questo: per santificarmi e rendermi santificante, per attuare queste
speranze di Dio su di me. Ma
allora, se è così, io credo che la risposta più forte che dovrebbe
venir su dalla vostra coscienza dovrebbe essere questa: Signore, fammi
conoscere che cosa speravi da me, perché vorrei tanto, Signore,
realizzare queste speranze,
anche perché le speranze che io posso avere su di me sono tutte meschine,
Signore. Le
speranze della carne, le speranze della vanità, le speranze del denaro
sono tanto meschine, così le speranze e i progetti che vengono su dai miei
istinti, Signore; anche le speranze che gli altri possono avere su di me
possono essere tanto povere e miserabili, sono quasi tutte riduttive. Le
speranze degli uomini sono riduttive, ma il Signore ha parlato, Colui che
mi ha creato ha parlato e ha parlato apposta per dirmi i suoi pensieri su
di me: come fu che ci sono anziché non esserci, perché si aspettò, pensò,
volle, progettò e decise di mettere in moto tutto l’universo perché a
me arrivasse la grazia del Salvatore, e poi io dessi il mio contributo,
facessi fruttificare questa grazia e rendessi a mia volta. Dunque
non la magia, non l’abbandono al caso, ma un preciso disegno, sicché
allora io devo fare una cosa sola se voglio sottrarmi al nulla, alla magia,
al caso, all’inconsistenza, alla vacuità, al non senso, ad una vita
perduta, se voglio sottrarmi domani ad una morte insignificante dopo una
vita insignificante: mettermi alla scuola del mio Signore e pregarlo perché
mi parli ancora, mi spieghi meglio, mi riveli davvero che cosa pensava di
me. Alcuni
di voi devono ancora decidere il tema della propria vocazione, sono in
fase di orientamento: come è importante allora questa meditazione, perché
il Signore può dire a ciascuno nel segreto del cuore che cosa veramente
si aspetta da lui. Certo,
figlioli, capite subito come la proposta della verginità consacrata è
una proposta formidabile. Colui che ci ha pensato ha osato fare ad alcuni questa proposta, di vivere in esclusiva, in riserva immediata ed esclusiva per Lui, di vivere per l’Amore, amare ed essere amati ed amare. A qualcuno il Signore fa capire che il motivo per cui l'ha creato è questo solo:
TI
HO CREATO PER AMARTI E AVERE IL TUO AMORE Qui
c’è dentro tutto, il resto è tutto realizzazione dei modi di amare, ma
il discorso è tutto lì, è solo lì.
Ti
ho creato per avere qualcuno da amare, da amare molto, da riversarti
totalmente il mio amore per amarti in immediatezza e in esclusiva, e per
essere amato molto in esclusiva e immediatezza, per non conoscere nessun
altro amore che questo, nessuna maniera di ricambiare che questa. Voi
capite che la consacrazione alla verginità non è qualche cosa che si sopraggiunga, ma raggiunge la radice dell’essere; le sue motivazioni
sono alla radice dell’essere. Signore,
ti restituisco integralmente ciò che mi hai dato. La
nostra mamma non è che sia diversa, però la nostra mamma ha assunto un
altro compito: amare il Signore, ma in compagnia di un’altra creatura. E’
un compito preziosissimo senza del quale noi non saremmo al mondo e questa
è la norma della maggior parte delle creature, ma se al Signore piacesse
chiamarci tra quei pochi che egli vuole a sua disposizione esclusiva, cui
non vuole affidare il compito della generazione, che richiede pertanto un
amore immediato ad una creatura, ma a cui vuole lasciare il compito invece
di stare per Lui, per offrirci poi al mondo segni del suo amore per gli
uomini, sarebbe bello. Il
Signore è libero di farlo, il Signore ad alcuni offre questo progetto, ad
alcuni fa capire che il motivo per cui lo creò fu questo. Io
credo che il momento più esaltante per una creatura è quando, magari
ancor giovane, riesce a risalire alla sorgente, ad entrare nell’intimo
di Dio e ad assistere al
discorso che Dio fece per lei. Disse
il Signore: ti voglio prete in riserva per gli altri, ti voglio nella
verginità in riserva d’amore in modo che il maggior tempo tuo sia
nell’ascoltare me, nel parlare fra noi due per poi spenderti
ad amare gli altri, oppure ti voglio nella famiglia per amare una
creatura, per amare dei figli e avviarli verso di me. Son
discorsi diversi però son tutti nello stesso progetto della Chiesa. Andiamo
avanti ancora; ma per questo progetto che io sono il Signore ha progettato
tutto il resto; in altre parole
IO
SONO IL PUNTO TERMINALE DELLA CREAZIONE
Nel
progetto del mondo il Signore mi ha messo al centro dell’universo perché
tutto il mondo venisse a me, gli sono tanto importante che tutto il resto
il Signore lo ha fatto per me, per ciascuno di noi: questo sole qui,
quest’aria, le stelle, questo mondo immenso è a me che sono destinati,
in me le cose trovano il loro senso, il loro mestiere è di servirmi. Le
cose hanno ricevuto un indirizzo al momento della creazione, anche il
sole, tutto ha ricevuto un indirizzo: Maria Grazia Rossi. Questo
è l’indirizzo sulla raccomandata. Era
il pensiero che inteneriva S. Francesco, il pensiero che le cose fossero
state fatte per lui, pensate per lui. Ma
se fosse davvero vero che queste piante che sono qui, che questo immenso
universo fu destinato a me, se è vero davvero allora siamo degli
incoscienti forti. Quando
ci svegliamo al mattino mica siamo pronti a capire, riceviamo posta
continuamente e noi cosa facciamo? mettiamo in tasca le lettere o ce ne
serviamo per accendere il fuoco. Non ci leggiamo quel che c’è scritto
dentro, non le apriamo neanche, sfruttiamo il francobollo e basta. Se
è vero che siamo il punto terminale della creazione, anche adesso in
questo momento, allora io mi incontro con Dio in ogni momento, Dio mi si
fa incontrare in ogni cosa, in ogni cosa mi dice: ti voglio bene. Ma
allora Dio mi è vicino in ogni cosa, la presenza di Dio è pressante, è
incombente in ogni momento, non gli sfuggirò mai perché ovunque vado
trovo Lui, le sue cose, il mio indirizzo, il mio nome e il suo nome:
mittente e destinatario. Ogni
cosa porta il mio nome e il nome del mittente, sono sempre insieme. Questo
è uno degli aspetti che la spiritualità oggi rischia di perdere; ecco
perché si impoverisce, si carica di volontarismo, di misticismo, di tante
considerazioni, ma è priva di questo. Uno
spirito religioso autentico non può sfuggire a questa realtà: che Dio lo
insegue, lo fascia, che ovunque tu vada, ovunque tu volga sei circondato
dall’amore di Dio.
Ti si chiede una cosa sola allora: la purezza di cuore, che il tuo occhio si faccia limpido e che veda dietro le cose la presenza del tuo Signore, che scopra la ragione di dono in ogni cosa, allora diventano tanto più belle le cose, diventano tanto più rispettabili e tanto più pulite e allora tu ti senti continuamente al centro delle attenzioni di Dio, emergi e cresci nella tua importanza perché sei sempre il destinatario. E allora non appena le cose, ma gli uomini che ti sono vicini ancor di più diventano importanti, ognuno è un destinatario dei pensieri di Dio, ognuno è un pensiero di Dio, ognuno fu deliberato, voluto, cercato, progettato, ognuno è un suo bene, un tesoro; gli uomini sono i lingotti d’oro di Dio. Ecco allora che vicino alle creature, se ho questo senso
creaturale, cioè se sono abituato a vedere nelle cose e in me la presenza
di Dio, come si fa puro
l’occhio, come si fa rispettoso, come si fa adorante, come si riempie il
cuore, come si mette in moto la vita spirituale, come si nutre. Perché?
Perché ti carichi continuamente di stupore, finisce il tuo isolamento,
finiscono la nostalgia e la malinconia perché finisce il nulla, finisce
il magico; c’è il chiarore, c’è la certezza, c’è Dio dappertutto.
Colui
che ti ha creato e ti ha voluto, colui che ti ha dato un posto e una
missione è dappertutto. Soltanto
chi ha capito l’importanza della creazione, il fatto cioè che presso
l’origine di ogni uomo c’è Dio, che a Dio siamo dovuti, che la colpa
della nostra esistenza è sua, che siamo roba sua, suo progetto, punto
terminale della sua azione e delle sue meraviglie, può capire
l’incarnazione. Perché
Dio ha mandato il Figlio suo in mezzo agli uomini? Perché sono roba sua. Perché
ha voluto salvare gli uomini? Perché sono il suo bene, perché sono
dovuti a Lui e non al caso. Si
spiega come la Chiesa agli inizi del secondo secolo sia stata severissima
contro i manichei, perché per i manichei alcune creature erano dovute al
diavolo e alcune a Dio. In
principio Dio creò il cielo e la terra; tutte le cose che sono, sono
buone, da Lui vengono, Lui le ha fatte. La
conclusione è qui: SONO
COSA BUONA sono
cosa radicalmente buona e sono una cosa pulita, sono uscito pulito dalle
mani di Dio.
Allora
vuol dire che, se io ho stima di me, il non dare importanza a me stesso,
il buttarmi via significa buttar via Dio, significa disprezzare la sua
opera. Vuol
dire allora che la cosa che più piace a Dio è che noi siamo contenti del
dono della vita, che noi lodiamo la vita. La
cosa che più gli dà dispiacere è quella di lasciarsi andare in balia al
chissà chi; la cosa che più gli fa piacere è che contiamo su di Lui,
allora. C’è
un progetto che non fallirà e Lui lo realizzerà: è l’Onnipotente. Questa
meditazione deve finire, figlioli, proprio con un senso di sicurezza, di
abbandono: Signore, ho rifatto il corso, ho trovato che alla mia origine
ci sei Tu, creatore del cielo e della terra, ma non come sei all’origine
del sole perché il sole non ti interessa; il sole è stato dato a me,
Signore; il sole è per me, ma io interesso Te. Il
Signore ci ha creato per un rapporto immediato, per un tu per tu, perché
lo conoscessimo come Lui ci ha conosciuto, e si aprisse un dialogo tra noi
e Lui come tra due che si innamorano. Se
questo fosse davvero vero, figlioli bravi, varrebbe la pena far dei salti
di gioia, ed una gran festa come fece il Signore. “Vide
Dio che era cosa buona e fece sabato” dice la Bibbia. Chi
fu il primo a celebrare il sabato? Fu proprio Dio Creatore. Perché
celebrò il sabato? Perché fu molto orgoglioso di quel che aveva
compiuto, fu molto contento di aver creato l’uomo. Creò
Adamo per se stesso solo, o in Adamo non pensò anche a noi? In
Adamo pensò anche a me, Ersilio Tonini, anche a Franca, ecc. ecc. Fece
festa il Signore, celebrò l’inizio dell’uomo, fece festa per ogni
vita e comandò che l’uomo facesse festa per la sua vita: questo vuol
dire sabatizzare. Il
precetto del sabato vuol dire partecipare alla gioia di Dio. Io
non so se voi siete in grado di far festa per il dono della vita, ma oggi
bisogna farla, sia perché la vita che ci ha dato è un dono grande, ma
soprattutto perché vicino alla nostra vita c'è Lui. Io
credo che la cosa più bella sia questa:
come tu hai fatto festa per me, perché ci sono io, Signore, io faccio
festa perché ci sei Tu. Quando
il Signore si sente dire: Signore sono contento che Tu ci sei, credo che
sia per Lui l’atto di lode più alto che gli si sia potuto fare. Io
vengo da Te, Signore, sono contento di esserci, ma sono più contento di
esserci da Te, Signore, con Te, Signore. S.E. Card. Ersilio Tonini +++ PUOI
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