Nazareth in Festa

EPIFANIA DEL SIGNORE GESU'

(Martedì 6 gennaio 2009) - Anno B - Rito Romano

PREGHIERA 

   

"Dio delle genti,

DIO PADRE di TUTTI GLI UOMINI,

Tu certo sei più vicino a quanti

noi pensiamo ti siano lontani

perchè tu ci vuoi TUTTI SALVI;

Dio unico e universale,

Dio, unità di ogni vita

che attiri a te nell'amore l'INTERO CREATO,

fa di noi tutti UNA SOLA FAMIGLIA

nell'armonia libera e necessaria.

Amen".
                                             D. M. Turoldo

   

ISTRUZIONE

                           

+ Gli studiosi di Bibbia ci fanno sapere che Gesù apparteneva a un popolo di tradizione religiosa unica e originale ed era nato in un tempo di grande attesa nei confronti del compimento delle promesse divine e in un luogo carico di gloriosi ricordi storici. 

              

Ma agli occhi del vasto mondo di allora la Palestina rimaneva un marginale angolo di terra dalle tradizioni culturali e religiose pressoché sconosciute; immaginiamoci quanto potesse interessare l’avventurosa, ma oscura nascita di un bambino in una grotta di Betlemme! 

             

Il Vangelo di oggi però ci dice che proprio in quello sperduto angolo di mondo, insieme ai pastori e altri personaggi del luogo, arrivano alla ricerca del neonato niente meno che i Magi cioè i rappresentanti della grande ricchezza e della migliore sapienza del tempo: non stupisce che l’evento straordinario gettasse inquietudine e turbamento su di una città chiusa nei suoi privilegi; sconvolgesse l’animo del re Erode fino a ispirargli propositi omicidi; provocasse imbarazzo in scribi e sacerdoti così radicati nelle loro sicurezze da non preoccuparsi di verificare se gli eventi annunciati dai Magi fossero il compimento delle antiche profezie messianiche. 

                       

La nascita di Gesù insomma provoca nel mondo di allora una serie di paradossi: siccome era difficile smuovere le brave persone dalle loro certezze, Dio ha affidato a uomini di dubbia moralità come i pastori il compito di accogliere suo figlio; poiché i custodi della promessa se ne erano impadroniti chiudendosi nelle loro conoscenze, Egli ha affidato ai pagani di rendere omaggio al Verbo, la sua sapienza incarnata. 

               

E mentre Dio decideva di spalancare le porte del Regno a tutti, nessuno escluso, la città che ne è la naturale erede si chiudeva a riccio, chiamandosi fuori dal suo abbraccio. 

            

Ma non scandalizziamoci troppo, perché il paradosso riguarda anche chi fra noi – e sono tanti! - duemila anni dopo dimostra di non aver ancora compreso, anzi di non voler accettare quei fatti: chi dà diritto di cittadinanza alle idee più bizzarre e ai comportamenti più stravaganti, rifiuta con sdegno l’annuncio che il bambino Gesù sia il punto di arrivo della storia, sia l’unica vera e definitiva risposta all’universale bisogno di salvezza, perché lo ritiene un inaccettabile dogmatismo, una pretesa assurda. 

                  

Ma possiamo aspettarci qualcosa di diverso da una società che vorrebbe applicare l’antitrust a tutto, Vangelo in primis? 

                 

Da gente che ha inventato la religione fai-da-te, pratica il bricolage spirituale e disinvoltamente applica l’usa e getta persino alla morale? Da un mondo che sostituisce il Bambino che compie la promessa divina di salvezza, col vecchio Babbo Natale che per esaudire i nostri desideri ci rovina la vita? 

               

Eppure nonostante tutto questo, anzi forse proprio per questo Dio continua a far nascere suo Figlio anche oggi e a far brillare la sua stella anche nei nostri angusti firmamenti di gente che avendo smarrito la meta, non sa cosa vuole e corre dietro a ogni cometa che appare all’orizzonte senza capire se sia vera o falsa. 

                   

Epifania vuol dire infatti manifestazione e la vicenda dei Magi ci ricorda che se in Gesù Dio vuole rivelarsi all’umanità, di conseguenza tutti possono conoscerlo. 

                  

Questo dono straordinario da parte di Dio, diventa per i cristiani un compito urgente che Giovanni Paolo II così delinea: ”Entrando in contatto con culture diverse, la Chiesa deve accogliere tutto ciò che nelle tradizioni dei popoli è conciliabile con il Vangelo per apportarvi le ricchezze di Cristo e per arricchirsi della sapienza multiforme delle genti della terra”. 

                      

Per fare questo però si devono superare le paure, chiusure e diffidenze nei confronti del mondo di oggi; i cristiani sono invitati a risvegliarsi dal loro torpore spirituale e a non permettere che la parola, la grazia, la vita divina si rinsecchiscano nel loro cuore, come in quello degli scribi di Gerusalemme; tutti siamo chiamati a imitare i Magi, non esitando a metterci in cammino e una volta raggiunta la meta – perché la meta esiste: essa è il Signore -  offrire anche noi al Figlio di Dio oro, incenso e mirra, il meglio della nostra vita e della nostra fede.

               

FILE MP3 OMELIA di NATALE

                                               

Don Davide